Una volta esisteva la sinistra.
Quella che credeva nella lotta di classe, nella vittoria del proletariato, nei diritti dei lavoratori.
Quella che si ritrovava nelle feste dell´Unita´, che cantava e sventolava la bandiera rossa.
Una volta céra la destra, quella che credeva nella democrazia, nel sogno di una borghesia benestante, quella dell´impiego fisso, delle ferie al mare e della laurea dei figli.
Entrambi avevano un sogno, quello di un futuro migliore per se´, per i propri figli e per le future generazioni.
Si discuteva, si lottava, si votava.
Chi aveva piu´voti vinceva e chi vinceva prometteva che i sogni si sarebbero avverati.
Ora la scelta e´puramente teorica, chiunque si voti il risultato non cambia.
Il sogno si e´trasformato in un incubo, non si vota il partito migliore, ma il politico “meno corrotto”.
Viviamo in una realta´”sospesa” in un futuro “non prevedibile” perche´quello previsto ci spaventa.
E´il momento dei partiti “non partiti”, lo schieramento politico che non e´ne´di sinistra ne´di destra.
La storia insegna che una politica bancarotta, un vuoto di ideali e di programmi fa nascere facilmente l´idealismo della disperazione, dell´odio e del risentimento.
Odio per coloro che hanno tradito i sogni, che ci hanno defraudato del futuro.
La rabbia diventa violenza e la violenza viene incanalata verso il “nemico” o il “presunto nemico”.
Il desiderio per un nuovo ideale, una nuova fede, un mondo con regole sicure e fini certi.
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